martedì 11 novembre 2008

Uomini






Si guardò attorno, con gli occhi cerchiati di un’allarmante luminescenza viola, mettendo a fuoco le creature che aveva di fronte. Si sentiva sbronza ed assetata, ma stranamente lucida, per quanto non credeva di essere in grado di parlare.


I contorni le apparivano labili e sfumati, ma riusciva quasi con più definizione del solito a focalizzare i tipi umani che le gravitavano attorno. La musica era assordante, e se non poteva essere certa di quanto avesse bevuto, una parte dimenticata della sua mente le urlava a chiare lettere di essere stata pesantemente drogata. Eppure non si sentiva in pericolo, anzi. Era convinta di avere una più chiara visione delle cose in quel momento che negli ultimi mesi della sua vita.


Antonio. Le rimaneva sulla sinistra, immerso in una conversazione con due o tre ragazze –distingueva poco gli individui, ma non avrebbe confuso lui con nessun altro al mondo- e sorrideva. Era un ragazzo da manuale, quasi. Interessante, intrigante, spontaneo, con una buona dose di arroganza ed una di presunzione, ma senza arrivare a fastidiosi eccessi. Poteva avere chiunque lui volesse. O quasi. Diciamo che aveva scarse, scarsissime probabilità di essere respinto da qualsiasi donna lui avesse scelto di adescare. Elettra aveva avuto occasione di essere una tra le tante, ed aveva avuto occasione di dire di no, ma non le era sembrato il caso di usufruire di questa possibilità. Aveva anche realizzato che era possibile, in linea del tutto teorica, resistere alle avance di Antonio, ma nel suo caso non ne era stata capace, e non se ne pentiva neanche un po’. Era decisamente fantastico, sotto quel punto di vista. Probabilmente il migliore.


Mirko. Se ad Antonio bastava un’occhiata per farti cedere, Mirko decisamente lavorava d’insistenza. Sfiancava la resistenza femminile a poco a poco, intessendo una rada ma tenace rete fatta di frasi, di supporto, di appoggio, si amicizia sfilacciata. Ed una volta indebolite almeno superficialmente le difese dell’avversario, colpiva. Non lo faceva con cattiveria, o malizia: semplicemente era un’animale geneticamente costruito in quel mondo, e rispondeva agli impulsi che lo mantenevano in vita. Era un interessante esperimento scientifico, ma da lasciarsi allo stadio di pura analisi statistica. Non aveva né lo charme di Antonio, né i pregi degli altri. Era troppo vorace e rude, subdolo, strisciante, per essere realmente apprezzato. Elettra sapeva nel profondo di non avere di fronte –due sgabelli più in là del suo, a cui restava aggrappata con tutte le sue forze per non crollare a terra- una persona cattiva, ma solo cresciuta malamente, in mezzo ad una giungla di personaggi molto migliori di lui. Si era adattato ad avere la sua parte, il suo ruolo di caratterista di second’ordine, e di prendere quello che veniva. E lei –si sforzò di essere sincera almeno con sé stessa- per molto tempo di era sentita niente più che merce avariata.


Edoardo. Difficile da classificare senza banalizzarlo. Il classico, il più classico dei classici amici. Quello a cui si domanda se l’amico è fidanzato. Quello che non si degna di più di uno sguardo, che non sarebbe neanche brutto, anzi, tutt’altro, ma per carità, al mondo c’è decisamente di meglio. Avrebbe potuto ottenere molto di più di quello a cui aspirava. Ma la vita è cattiva a volte, e non ci concede tregue per le nostre aspirazioni. Così si era ridotto a fare da comprimario, dolce, sensibile, presente, un po’ giullare un po’ compagno, un po’ re un po’ comparsa, un po’ conforto, un po’ rimpianto. Sorrideva dietro al suo analcolico, vicino agli altri. Possibile che nessuno si accorgesse che Elettra riuscita a stento a restare seduta? Da lì a poco il suo sguardo sarebbe caduto su di lei, e sarebbe andato ad aiutarla. Perché era quello il suo ruolo, quello il modo in cui era stato progettato. Se solo avesse saputo, capito, intuito. Se solo gli avessero raccontato che ogni “buon amico” ha di norma una “buona amica” che gli correrebbe dietro tutta la vita. Queste cose non le dicono mai, nelle favole? Sancho Panza non può trovarsi la scudiera di Dulcinea da portarsi a letto? E Alfred non potrebbe, per dire, trovare la sua compagna ideale nella cameriera di Joker, o di Doppia Faccia?


Matteo. Si sforzò di metterlo di nuovo a fuoco, perché tutto le si stava sfumando negli occhi. Sì, lui era un mistero. Ok, la sua ironia era inesistente, ed il suo savoir fare quello di un neonato, ma era un gran bel tipo. Di quelli che segui con lo sguardo una volta che ti hanno superato sul marciapiede. Di quelli che sembrano tutto muscoli e niente cervello –e sì che ce ne sono, di donne che cadono dietro a tipi del genere- ma che in realtà era forse più intelligente di tutti loro messi assieme. Aveva semplicemente capito come girava il mondo, e si era adeguato, ma solo esternamente. In realtà, era una persona acuta e brillante. Poco spiritosa, ecco, dai riflessi leggermente addormentati, ma non per questo stupida. Eppure non si vedeva accanto a lui l’ombra di una donna. Che ingiustizia! Se solo avesse potuto alzarsi, sarebbe andata a dargli un bacio. Così, per dimostrargli che c’è sempre qualcuno a cui possiamo piacere. Anche se Elettra, che era cresciuta assieme a lui, sapeva perfettamente di non essere affatto il suo tipo. Al solito! Elettra non era il tipo di nessuno, o quasi.


Giuseppe. Timido. La prima parola che le viene in mente, pensando al ragazzo che parla in fondo alla sala, con una smorfia che sa essere un sorriso. Dolce. Altruista. Interessante, ed anche un filino noioso. Un buon tipo, ma troppo impegnato ad impegnarsi per poter pensare di impegnarsi con una ragazza. Pazienza.


Ma perché Elettra continuava a pensare? La droga non avrebbe dovuto inibirle tutto, anche i pensieri, oltre che i movimenti? Si sentiva stanca, ma allo stesso tempo eccitata. Cosa diavolo le avevano dato? E chi?


Quando fece per alzarsi, due mani la sorressero e le cinsero i fianchi.


“Sei ubriaca” si sentì dire, tra l’ironia ed il biasimo. Non sembrava riconoscere quella voce. Luca? Mario? Francesco? Non riusciva a parlare. Vide sé stessa muoversi, totalmente priva di peso, avvertì l’aria sul viso, le palpebre pesanti, i muscoli tentare inutilmente di contrarsi.


Poi un viso senza contorni si avvicinò al suo, e senza saperlo, capì.


 


Spooky


 


 



5 commenti:

  1. ... voglio il resto...

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  2. Argh, perchè, ci sarebbe un resto?!?! Io l'ho scritto arrivando fin qui, mica pensando di andare avanti!

    Viva i racconti di King, che finiscono senza spiegare niente!! :P

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  3. Cicci.. King e' King... e lascia immaginare quello che succedera'... tu... sei tu! Ma cosa ha capito alla fine???????

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  4. ma è una trascrizione o è di tuo pugno?

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