sabato 7 marzo 2009

Si muovono i pensieri liberi

Rimando il suicidio scrivendo un pò sul blog. Sapevo che questa serata sarebbe andata a finire così, ma tant'è, ci sono cose a cui uno non fa mai abbastanza l'abitudine.
Sognante si è presa una vacanza da me, ed io sarei dovuta andare con lei: c'è qualcosa che non va. Non riesco bene a focalizzare, ma penso collimi con la mia poca autostima, o con la volontà autodistruttiva dei miei ultimi pensieri, non lo so. Sta di fatto che, ad ore alterne, penso di aver sbagliato parecchie cose nella mia vita.
Non rinnego nulla, di ciò che ero nè di ciò che sono: solo, magari sarei potuta essere diversa. Essere più brutta ma con meno principi (quindi "più brutta" in senso lato), o essere più bella e più stupida. Magari solo un'altra persona.
Quando mi sento come adesso, il che -lo ammetto- ultimamente accade un pò troppo di frequente, cerco di prendere le distanze dalla mia persona e di capire dove ho sbagliato. Cerco di mettermi in prospettiva e cercare un errore, una strada sbagliata, insomma, un punto della mia infanzia, o della mia adolescenza, a cui possa imputare la mia persona attuale. Ovviamente io sono quel che sono grazie alla somma di tutti i momenti precedenti della mia vita, ma da essere razionalmente vittimista di tanto in tanto devo fare riflessioni assurde.

E' che mi sento sola. Ho 23 anni, e mi sento sola. Mi sento sola quando c'è silenzio in casa ed i miei piedi sono freddi, mi sento sola quando la musica è troppo alta e rido con i miei amici. Mi sento sola quasi anche con Blue, il che è un fenomeno al limite dell'assurdo. Mi sento sola e basta. Ed è una condizione che comincia a stancarmi parecchio.
Come un maglione che hai da sempre, da che hai memoria... continui a metterlo perchè continua a starti e non è per niente rovinato, malgrado siano anni che lo maltratti e lo usi in ogni circostanza. Vorresti una scusa per gettarlo via, ma non ne trovi nessuna valida. Non importa quanti altri maglioni tu abbia, bene o male metti sempre quello, che sta bene su tutto.
Non importa quello che faccio e dico, indosso lo stesso maglione da una vita.
Cosa? Ah, sì, giusto. Sono troppo melodrammatica. Drama queen. E' vero. Avete ragione. E poi non è vero che sono sola. Non è vero che sono sempre stata sola. State parlando di Riccardo, lo so, anche se personalmente evito di farne il nome perchè mi lascia un pò senza fiato, ultimamente. Comunque. E prima di Riccardo, sì, ci sono stati bei momenti, come ce ne sono stati dopo, anche se di altra natura. Ma sto divagando. Quello che volevo chiarire è che non si tratta affatto -o almeno, la mia esperienza mi dice questo- di una mancanza prettamente amorosa.
A parte il primo... mese, più o meno, in altri termini a parte il momento di esaltazione mistica in cui anche le piastrelle mi facevano compagnia ed il rumore della lancetta dei secondi dell'orlogio sembrava mi salutasse un attimo dopo l'altro, non mi sono sentita meno sola neanche con Riccardo. E non era una sua mancanza, ma una mia condizione: non riesco a sentirmi parte di un'unità maggiore di uno.
Non è che io non mi sforzi per rendermi partecipe di qualcosa che sia fuori di me, è che fisicamente non ci riesco. Mi illudo di riuscirci, ma ogni volta torno ad analizzarmi, e mi scopro... avvolta da un deserto di sabbia.
Turris eburnea, diceva Montale. E mentre lo penso proseguo sempre: ma almeno, LUI, sapeva scrivere. Io non sono più capace neanche di far quello.

Negli ultimi giorni tutta questa malinconia mi si raffigura, candidamente, sotto forma di anelli: tre, ora che ci penso, anche se fino a questo momento ne ho sempre identificato solo uno.
Comunque, sì, uno o trino, il concetto è lo stesso. Sono talmente legata agli oggetti che la visualizzazione fisica di un anello -di per sè simbolo pregno di significato- mi provoca un certo scompenso. Come un postino insistente, che continua a bussare alla mia porta. Non importa che io apra o meno: so che c'è, e lui mi ricorda -ogni secondo- di esserci.
Addirittura mi è apparso nella fase di rilassamento del training autogeno. Un pò folle. Cerco di non pensarci. Il migliore dei tre anelli di cui sopra (Un anello per domarli, e nel buio incatenarli...) è spesso, d'oro bianco o d'acciaio. Forse è acciaio, perchè mi pare troppo spesso per essere d'oro bianco. E' da uomo. Non ho mai fatto caso alla distinzione in anelli da uomo e da donna, forse perchè ho sempre pensato che, almeno per quel che riguarda le fedine, queste dovessero essere identiche per entrambi i componenti della coppia. Sta di fatto che il mio anello immaginario è da uomo. Ha anche delle eleganti -ma sportive- rifiniture nere. Sì, è chiaramente acciaio.
Ed ogni volta che lo vedo, o che lo immagino, penso a quello che ho detto, che ho fatto, agli anelli che ho indossato, ai significati che ho dato loro. Ora come ora, l'unico anello che sento davvero mio è il Claddagh di Torino. Ha diversi ricordi, ma nessun forte quanto la solitudine che lo accompagna. Un regalo a me stessa dal mio io. Gli anelli che mi ha regalato mio padre, quelli comprati da mia madre, hanno una gamma di significati e di affettività estremamente variegata, ma sostanzialmente diversa.
Quello... il mio Claddagh è misura di ciò che sono. E' rappresentazione di come mi sento. Ogni volta che lo tengo in mano, che lo sfrego tra indice e pollice, la sua essenza scivola dentro di me, e mi restituisce sensazione esatta di tutta la mia persona.
E' molto bello, da una parte. Mi fa sempre ricordare chi sono.
E' davvero triste, dall'altra. Non posso mai dimenticarmi di me.

Ho cambiato la mia esteriorità, in cerca di un cambiamento interiore. Ora non mi riconosco, nella figura allo specchio, ed a volte sento ogni cellula della mia persona ribellarsi alla sottile ipocrisia in cui l'ho costretta, ma io resto sempre io.
Avete visto il film "Come tu mi vuoi"? Lei cambia, ma inspiegabilmente cambia anche dentro. Non è il messaggio che dovrebbe trasparire dal film, ed in effetti sembra che lei resti sempre coerente con i suoi principi interni, ma in realtà cambia, profondamente, anche la sua mentalità.

Io non ci riesco. C'è, una dieta per scolpire la silhouette della propria anima?...
Spooky


3 commenti:

  1. un saluto al passaggio veloce

    Carlo

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  2. forse, alla fine della giostra, non era la dieta che ti serviva?

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  3. Vale lo so che sono una rompiballe ma te le cerchi

    Direi che la devi finire di fissarti su sensazioni o immagini o cose

    Ho 46 anni e spesso mi sento sola ma trovo che questa mia sensazione spesso mi aiuti a vederci chiaro.

    Ovviamente è impossibile per me essere una persona positiva ed ottimista, caratterialmente non sono così ma cerco di sforzarmi

    Il tuo cambiamento fisico che mi hanno detto essere strepitoso - se vuoi capire che se vieni ti vedo capisci - di certo corrisponde ad un cambiamento "dell'anima"

    Non ci si taglia i capelli e non si fa una dieta solo perchè non si sa cosa fare nella giornata

    Se sei cambiata fuori cambierai anche dentro.

    Anche qui ci vorrà molto più tempo ma il cambiamento ci sarà, sempre che tu la smetta di fare la paranoica che è una cosa che riesci sempre a fare benissimo

    Magari il problema è che sai che stai cambiando dentro e la cosa ti fa paura e quindi fai la paraonica per difesa

    Baci

    Maura


    P.S. perchè ami farti dare sempre calci nel sedere?

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