domenica 1 febbraio 2009

Regali inaspettati

Sì, sì, lo so. Dovrei studiare. Ovvio che non lo sto facendo. Ed è anche ovvio che stasera mi prenderanno i sensi di colpa e domani mattina cercherò di metterli a tacere, mentre stanotte al solito non dormirò. Ma è successa uan cosa strana. Ok, no, è successa una cosa bellissima, e... non lo so, mi è sembrata più importante di tutto. Persino degli esami, dell'università, dell'amore che non c'è, sì, insomma, di tutto.
E non vorrei neanche parlarvene.
Perchè è un sogno, un'illusione, e tutte le illusioni si spengono all'alba. Si dissolvono, si dematerializzano. Ma non ce la faccio a tenermelo per me. Diciamo che mi aiuterete. Quando finirà, mi aiuterete. Sopporterete in silenzio i miei sfoghi, la mia rabbia e la mia delusione. Il mio passare dall'autolesionismo all'autodistruzione. Per ora, però, potete godervi con me il bel momento.

Ho scritto due racconti.
Anzi, due storie di poche, pochissime pagine (3-4), ma non è questo il punto. Sono belli. Sono perfetti. Sono miei. Dopo anni.
Che poi -diciamo la verità- un racconto era dello scorso anno, ma lo avevo lasciato addirittura su carta. Immaginate la stima che potevo averne, per non trascriverlo neanche. Ieri non so perchè, ma mi sono decisa a riportarlo. Anzi no. Ieri, dopo aver scritto un racconto, ho deciso di riprendere in mano quello e portarlo sul pc. E mi sono accorta che sì, è bello. Che dopo un anno riesce a piacermi ancora, a stupirmi, ad emozionarmi.
Oggi ne ho scritto un'altro. Non li ho riletti. Non ne ho il coraggio. Ho paura che già non mi piacciano più. Ma potete capire come mi sento.
Dopo... dopo lo scorso anno, dopo quel tentativo di libro che doveva essere IL libro e che si è dissolto tra le nebbie di una patetica autobiografia alla Lasciami entrare -che ho odiato, ovviamente-, bhè... sono rimasta delusa. Tempo fa ne avevo letto qualche stralcio e mi ero resa conto di quanto fosse scritto male. A parte alcune figure d'effetto, non ha nulla. Non ha contenuto, non ha stile, non ha mordente. Lasciami entrare, appunto.
Ho cercato di non pensarci. E ci sono anche riuscita, dico. Tra lo studio, la dieta, la palestra, le mie paranoie sugli uomini, l'università... insomma, di tempo non ne ho avuto molto, e mi è andata bene così. Poi ieri... boh. Ieri è successa una cosa, di cui non parlo stavolta, per scaramanzia totale e decisamente ridicola, e non ho potuto fare a meno di scrivere.

Voi lo sapete. Anzi no, non lo sapete. Neanche Makka lo sa, se non in linea marginale, perchè neanche Makka era con me, al liceo. Solo alcuni di voi sanno. Sanno cos'era per me scrivere. Sanno cosa volesse dire, cosa mi lasciasse dentro, e cosa liberasse.
Dedicato a te è probabilmente l'ultima cosa veramente sentita che ho scritto, veramente... mia. Le stelle sono occhi -e questo dovrebbe dire qualcosa a qualcuno... no?...- è... molto meno bello. Magari più maturo, senza lungaggini smielate o personaggi insulsi -e poi mi lamento dei Cullen!- ma non ha quel carico... spontaneo? Totale? Onnicomprensivo? Ecco, qualcosa del genere.
Ok, voi non ci state capendo niente.
Comunque, era una vita che non scrivevo. E vi dico, per chi non lo sa, che c'è stato un momento, nella mia vita, in cui ho davvero creduto che la scrittura fosse tutto ciò che mi serviva per stare bene. Tutto ciò che io avessi, ed era tanto, da dare. Tutto ciò che dava un senso, esatto e compiuto, alle cose.
Poi sono cresciuta.
Ma oggi, ieri...

...è bello. E' magnifico. E per la prima volta, a scrivere, non sono solo le mie emozioni, ma anche le mie dita. Non solo il mio cuore, ma anche la mia testa. Mi piace. Mi realizza. Mi da forza, speranza.

Scusate.
Ci rivediamo quando sbatterò la testa di nuovo al prossimo muro!
Spooky

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