martedì 31 ottobre 2006

CENSORED

[Evviva le pennette USB, che mi permettono di srivere a casa e di postare poi, qui.


Giocate, gente!



Spooky]




Insomma, in un modo o nell’altro, questo CENSORED è passato, quasi. Domani si torna CENSORED, per non dire e non far capire, per tenerci tutto di nuovo dentro, e tornare forse a piangere piano in camera, che non farsi sentire non è una novità.


Non sono felice di rivedere CENSORED. Ed è brutto da dire, ma è la realtà, e se fa male non è colpa di nessuno.


Mi sembra così lontana la mia vita CENSORED. Lontana come un sogno già sbiadito dalle lune, dai pensieri, dalla quotidiana presenza di me CENSORED, CENSORED. Mi sento poco partecipe –giustamente- ancora di tutto, ma qualunque cosa mi da più soddisfazione della mia stanza (la mia bella, bellissima stanza fredda), dei miei poster antichi, del mio letto duro.


E poi, diciamolo, non vedi l’ora che la settimana prossima arrivi. Non ci hai creduto neanche tu, quando hai detto di “no” a CENSORED per CENSORED. E, capiamoci, di CONSORED comincia a non fregarti più proprio un accidente. Ma meno ti piace CENSORED, e più ti piace CENSORED. E più gli salteresti tra le braccia, e piangeresti fino  fargli bere quello che di te non si è già preso, perché senti di doverglielo. E forse…


Il sette ottobre duemilasei resterà come un altro passo al di là di un altro limite che ti sei imposta. Di quelli che metti per evitare di piangere troppo, di star troppo male, per evitare che l’ombra –o il fantasma- di CENSORED torni a farti male. E non importa quanto non ti dici per evitare il dolore, va bene, e ci stai. Lo accetti.


CENSORED mi ha detto che CENSORED. Non ha detto CENSORED e basta, non ha fatto la sua solita risata strana, non mi ha ringraziato sorridendo. Ha detto CENSORED. Mi sembra che ci sia del vero in questo. Mi sembra impossibile che sia riuscito a mentirmi su una cosa così. È anche possibile, preso dal momento, dalla doppia birra, o per togliersi l’impaccio di una ventenne appesa al collo. Eppure, mentre per CENSORED le parole volano (ne sente troppe per far sì che qualcosa gli resti negli occhi), io me le lego all’anima, come quel palloncino -probabilmente era una nuvola, ma non ricordo- che ognuno dovrebbe avere legato al cuscino, per tirarlo quando si sente solo, ed abbracciare qualcosa di soffice, che abbia un po’ del sapore del cielo.


Vorrei gridarlo a tutti, vorrei farlo restare per sempre mio. Vorrei andare a dire a CENSORED “sai, CENSORED? CENSORED mi ha detto che CENSORED!!”, come faccio sempre quando c’è qualcosa di bello che mi brucia il cuore e mi fa piacere condividerlo, per l’innata speranza che se una gioia rallegra me, magari il saperlo rallegrerebbe anche CENSORED. A me fa piacere sapere che CENSORED è felice. O che è felice CENSORED, o CENSORED, addirittura CENSORED, e un po’ tutti, ad eccezione di pochi.


Sarebbe anche ora di dirglielo… di CENSORED. Continuo a rimandare al giorno in cui mi crederà, e non pensavo che si sarebbe avvicinato con tanta sveltezza. Dopo che CENSORED ti dice che CENSORED, che altro devi aspettare prima di dirgli che sei felice, e che CENSORED? Non lo so. Probabilmente, spero solo di non dirglielo mai, perché non voglio vedere la sua espressione. Non voglio vedere i lineamenti che ho visto in CENSORED quando CENSORED gli ha parlato di sé, non voglio torturarmi come faccio con CENSORED, ancora, e ancora… Vorrei che mi credesse perfetta. Perfetta e idiota, perfetta e paranoica, perfetta e in lacrime, perfetta e bambina. La Spooky di sempre, quella che ride e piange per il semplice fatto che CENSORED è lì, ancora per me, ancora a dirmi che non può essere, sempre, solo colpa mia.


Un giorno gli scriverò una mail e glielo racconterò. Un giorno che sarò triste, probabilmente, un giorno che sarò più sola di sempre, forse il giorno che CENSORED non sarà più quello che è.


E poi? Che altro pretendo da CENSORED?


Una volta, e ormai si parla di tre anni fa… -Dio, tre anni!-  una volta CENSORED. Ad un messaggio per dirmi se andava tutto bene, un in bocca al lupo prima degli esami, o per la maturità. Ora non mi interessa più nulla di tutto questo. Ho sorpassato tutte queste cose. Forse sto zitta perché non ho più niente da chiederCENSORED. Non ho più niente che vorrei per me, ed è rimasto solo ciò che vorrei per CENSORED.


Oh, non sono così altruista. Mi piacerebbe sapere. Mi piacerebbe entrare nei suoi pensieri, nei suoi momenti bui, litigare per un’idea divergente, sostenerlo in un momento difficile. Ma a tutte queste cose non ci credo. Non credo, non ho mai creduto, che possa esistere amicizia così astratta da superare le età, le esperienze, la vita stessa. Sarebbe talmente aleatoria da non esserci… da essere un sogno.


Rispetto i rapporti filiali, quelli di parentela, ma l’amicizia… è altra cosa. Ed il mio CENSORED non è altro che CENSORED a cui ho votato il cuore… ma il suo, di certo, resta ben distante da me. Non è una constatazione amara (anche se così può sembrare), è semplicemente realtà.


Non ho chiesto a CENSORED nulla di ciò che mi ha dato. L’ho urlato, l’ho sperato, come fanno le adolescenti al primo concerto con la boyband preferita, ma non ci ho mai creduto davvero, perché così funziona. Ed invece CENSORED qualcosina mi ha dato. CENSORED, e CENSORED. Quando ho visto che qualcosa ottenevo, ho messo limiti. Così, per star tranquilla.


“CENSORED può darti fino a qui”.


Sapevo di non sbagliare, almeno. Di non aspettarmi nulla, visto che da CENSORED mi ero aspettata qualcosa, e la ferita brucia ancora. E CENSORED, da bravo alunno, mi ha dato fin lì. Sono stata felice per molto tempo. Ogni CENSORED andavo a trovarCENSORED, CENSORED era contento delle mie visite, penso. È sempre bello, immagino, vedere una persona e sapere che CENSORED. E’ gratificante, finisci anche per affezionarti, a modo tuo, così come si fa per le cose interessanti della vita: un cucciolo in una pubblicità, un bimbo che sorride, la particella di sodio dell’acqua Lete.


Poi c’è stato CENSORED. Avrei voluto dirgli quanto ero fiera di CENSORED, ma sono certa che questa cosa la sapesse già: gliel’avevo ripetuta mille volte, CENSORED.


Il 25 marzo 2006 però CENSORED ha rischiato, sul filo dell’assurdo. Ha superato il mio paletto. CENSORED avevo detto di non farCENSORED, glielo avevo addirittura intimato, ma i CENSORED non sanno stare dentro le righe. Ha superato la mia barriera. Mi ha confessato un po’ di sé. Una parte minima, essenziale di sé, niente di eclatante. Ma è stato CENSORED a dirmela, non io a chiederla. So che CENSORED. Ma sono cose che non mi ha detto. Le so perché CENSORED qualcosa è scritto, e perché CENSORED mormorano comunque, nel bene e nel male.


Invece, quella piccola informazione di sé, me l’ha donata così, senza alcuna mediazione. Probabilmente non se ne ricorda neanche più. Ma lì ha fatto un salto oltre la barriera. E mi ha guardato, con CENSORED, e mi ha detto “Hai visto? Ho superato il muro! Ho superato il muro!! Non sei contenta? Ho superato il muro!!!”. Certo, che sono stata contenta. Sono stata esaltata, estasiata, e confusa.


Tutto questo è esattamente quello che non è successo con CENSORED. CENSORED che parla, CENSORED che si apre, CENSORED che mi ama. Le cose sono differenti, ma non poi tanto. Non volevo le labbra di CENSORED, non volevo il suo corpo sul mio. Per quello, mi andava bene CENSORED. Volevo la sua Anima per me, da coccolare e conservare, da far vedere agli amici intimi e da richiudere subito fra le mani, per non lasciarla andar via, e non farle prendere la luce abbagliante del sole.


Tutto questo CENSORED lo ha fatto CENSORED. Mi ha dato un pezzettino minuscolo della sua Anima da conservare. Io gli ho lasciato il cuore, perché sono generosa, e perché non so CENSORED. E a scrivere, ho perso il coraggio. Ma il punto è che mi ha dato la sua CENSORED. Solo la sua CENSORED. Il 20 aprile, in silenzio, in un sussurro appena udibile, CENSORED mi ha dato quello che c’è dietro.


Il cuore. Una parte infinitesimale, ma splendida.


Appena ho ritrovato lucidità, ho segnato un altro paletto. Ho tracciato un’altra linea, più lontana di dove avevo piazzato la prima. Ho detto “Ok, siamo arrivati, gente! Da qui in poi non si prosegue, si guarda e basta. E che gran bella vista che c’è!”.


CENSORED ho raccontato di CENSORED, CENSORED ho raccontato ancora di me, per tenerCENSORED sempre aggiornato, e per permettere al pezzetto di cuore che tengo in custodia di non sentirsi troppo distante dal suo padrone. Sono andata a CENSORED con il sorriso sulle labbra, e la mancanza di CENSORED sopita in un angolino che non visito più molto spesso, ora che ho il mio pezzetto di cuore. Oh, si, alla fine di CENSORED, sembrava proprio che tutto avesse perso senso. Anche il cuore di CENSORED era meno rosso, meno rassicurante.


Fortunatamente la sensazione è diventata ricordo, ed il ricordo sorriso. Sì, c’è il 30 aprile… ma non voglio pensarci, ognuno ha dei rimpianti nella vita. Pazienza, mi dico stringendo forte le mani attorno al mio tesoro.


È da poco passato il 7 ottobre. E CENSORED, ancora non riesco a focalizzare con quale espressione negli occhi, ha di nuovo scavalcato il recinto. “Ehy, guarda! Ci sono riuscito di nuovo! Sono un’altra volta oltre il tuo muro di cartone!! Che bello, che bello!!!”. Ci metterò del tempo, ad abituarmi anche a questo. Ci sono voluti mesi per superare, con difficoltà, il 25 marzo, ed ancora non sono certa che tutto sia razionalizzato e catalogato. Ora non so bene cosa succederà per questa nuova incursione.


Perché non so quanto sia vera, quanto sia reale. CENSORED ha scavalcato davvero un altro muro, o semplicemente è stata una nostra illusione, il muro di un sogno, che ci troveremo di nuovo davanti appena svegli? Non so che rispondere, e c’è una parte di me che non se ne cura. Va bene così. Vorrebbe urlare, vorrebbe dire tante, troppe cose, ma fondamentalmente, sta bene così.


Un’altra parte un po’ meno. Ho finito il gessetto per tracciare un altro limite, ed anche se lo avessi, non saprei a che distanza porlo dall’ultimo. E poi, cosa ho ora io da dare a CENSORED? Non che prima avessi molto, ma il mio affetto è sempre stato un’ottima merce di scambio, o almeno, così mi pare. Amo in maniera bella, dice qualcuno. Amo in maniera totale, e spero disinteressata. Amo CENSORED perché mi fa star bene. A volte penso di riuscire a dargli, CENSORED, misura del bene che mi da, per farlo tornare, in forma di soddisfazione personale, a CENSORED.


Ora… ora voglio dirlo a CENSORED, CENSORED capirà. CENSORED … una parte di CENSORED vorrà darmi un consiglio che forse si terrà nel cuore, ed una parte di me si convincerà che non ha bisogno di nulla che venga da CENSORED.


Vado, è tardi, domani ho un treno che mi riporterà alla strana omertà di CENSORED. E domenica, Dio voglia, di nuovo CENSORED, coi miei pensieri buoni, e CENSORED a volermi bene. CENSORED… appena la mia stanza sarà mia, la mia stanza sarà sua. E questo segnerà un'altra meta raggiunta, e forse un ora di meno che mi separa dal confidarmi, di nuovo e con fiducia, con CENSORED.


 


KiSSeS,


Spooky


 


 


 


 

2 commenti:

  1. Sarebbe troppo facile commentare un post così astratto, così assurdo. Facile e difficile allo stesso tempo.

    Facile, perché in fondo basterebbero mettere tre parole in croce e in verso (leggi: tre stronzate....) per farti felice.

    Difficile, perché in fondo so che non sarebbe così. Perché non ti piacerebbero, le stronzate. Ti farebbero ridere, ma non ti farebbero piacere.

    Ora i casi sono due.

    O prendi ripetizioni di inglese, oppure togli qualche cens....

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  2. Ti odio!! Grrrrrr!!! E vabbè, lo sai che io sono curiosa cronica e lo sai che quando mi dici le cose a metà mi innervosisco.. figuriamoci come mi sento con un post del genere!!! A metà mi è venuta voglia di lasciar perdere "tanto alla fine non capisco niente lo stesso" ...tsk... Odiosa.. Devo chiamarti uno di questi giorni così ti faccio parlare un pò come so fare io :P

    Abbrac...CENSORED

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