mercoledì 3 marzo 2010

Nervous


Continuano a cambiare interfaccia su splinder. Vabbè, non è che la cosa mi destabilizzi più di tanto. E' da un pò che non scrivo, è vero: sto perdendo il senso del tempo. I giorni passano via... corrono, scappano, si accavallano, e non riesco a rendermi conto di nulla che non sia l'università, la tesi, l'ansia, il dolore. Che c'entra il dolore? Niente, appunto. Lapsus. Dicevo.
E' già marzo, ed io mi ritrovo a fare la vita del liceo: con sveglie troppo presto (eppure mi sono alzata alle 7 per tredici anni, che diamine è successo?! Da quando Valeria non sopporta questi orari?), lezioni noiose e lunghe, dettati da prima elementare e corsi di stenografia per tenere il passo di professori che spiegano per sè invece che per noi. Con persone che continuano a dirmi che non ci sono mai (ma ditemi, porca miseria, ditemi, quando, QUANDO c'è stato qualcuno, per me?! QUANDO!) ed a lamentarsi, perchè è questo che sappiamo fare, lamentarci, lamentarci...
Fortuna che c'è l'elemento tesi a darmi almeno un attimo di sollievo, o meglio, di piacere, nonostante la tensione aumenti, l'idea di non esser in grado, di non riuscire, di arrivare in ritardo, costantemente, su tutto e su tutti (cos'è, Spooky, altri lapsus di cui ci vuoi non-parlare?!... Sciocca...) mi affatichi le spalle.

Fortuna che c'è la musica. Fortuna che, se non posso cantare, quantomeno mi trovo a sorridere esplodendo di energia -per una volta positiva, grazie a Dio!- quando le note scorrono nel mio lettore mp3, fortuna che riesco ancora a sorridere tronfia per aver riconosciuto una piccarda, fortuna che prendere una terza maggiore mi dia ancora soddisfazione. Penso che sia l'unica cosa che mi tiene ancorata, ora come ora. Non lo so. Non lo so, cosa succederà, da qui a fine anno. Non lo so quante volte riuscirò a chiudere la mente, come svicolerò dal mio carattere, quanto riuscirò a sopprimere l'impulso di alzarmi ed urlare.

Urlare. Che gran voglia di urlare che ho! Contro amici e nemici, contro tutto quanto, l'univeristà, il lavoro, la bilancia, la mia cinta, i prezzi di trenitalia, l'armadio troppo piccolo, la voce di mia madre, Verona e tutti, tutti i veronesi...
E poi, dopo aver consumato ogni energia rimasta, urlare contro di me. Finalmente! E sfogarmi, di ogni mio pensiero, al solito snervante, dolente, vittimista, insicuro, mettendomi finlamente al riparo dalla mia estenuante capacità di pensare e distruggermi, come se farmi così male fosse una conditio sine qua non della mia stessa esistenza fisica.

...è che stasera sono nervosa, e si nota. Domani sarò di nuovo io. La vittimista, esagerata Spooky che abbraccia, che piange, che sorride e che elargisce coccole per sport.
E poi dico che non voglio la pietà di nessuno. La tua non conta, Spooky?... La tua, di pietà contro te stessa e tutto ciò che sei... dove la metti?...

Spooky



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